Il Movimento Civitas vuole essere il pane quotidiano del cittadino spignese moderno, un cittadino che sappia trovare la giusta collocazione nel frenetico sistema del mondo contemporaneo, che sappia ponderare ogni difficile scelta e che sappia superare con determinazione e senza indugio ogni ostacolo che giornalmente si presenta sulla sua strada. In un mondo in cui vige una dottrina materialistica e le parole d'ordine sono l'apparenza e la furbizia, Civitas vuole essere un'alternativa che opera nel nome della forza pubblica, dell'appartenenza alla comunità, dello spirito comune, della fratellanza e della giustizia oggettiva, non la giustizia che siamo abituati a considerare oggi. Per perseguire questi obiettivi c'è bisogno di un'inversione di tendenza, di una politica che veda sempre come fine ultimo della sua azione il cittadino, che valorizzi l'uomo in quanto tale e in quanto essere intelligente e creativo, ma prima ancora c'è bisogno di formare una coscienza tra coloro che saranno i promotori del cambiamento, coloro che ora sono i destinatari di politiche fasulle ma che forse domani potrebbero essere migliori se qualcosa comincia a cambiare. Coloro a cui mi riferisco sono i cittadini, per questo è necessaria una rivalutazione della "cittadinanza" nel vero senso della parola. Proprio dal significato di cittadinanza nasce il Movimento Civitas, infatti, una discussione sul tema della cittadinanza, per essere il più possibile esaustiva, deve svincolarsi, o non esclusivamente attenersi all'ambito del diritto, ed inserirsi in un contesto storico-filologico. Per quanto concerne l’antichità, infatti, il significato romano di civis era di pura "adesione ai valori fondamentali della civitas (stato) e di appartenenza alla comunità stessa". Prima di essere soggetti attivi politicamente nella città si doveva dimostrare in battaglia il proprio "legame" al corpo sociale cittadino. In questo senso la sanzione estrema per colui che tradiva la comunità non era tanto la poena capitis (la pena di morte), quanto lo era la esclusione dalla civitas, una volta realizzatesi le condizioni per l’applicazione della sanzione dell’allontanamento. Dunque, la sanzione penale massima esistente nell’antichità e in particolare a Roma, non poteva che essere "l’esclusione" dal resto del corpo sociale. In realtà, secondo alcuni studiosi, vi era una vera e propria coincidenza tra il significato di libertas, intesa come condizione giuridica dell’uomo libero e quello di civitas (la cittadinanza). Da un punto di vista strettamente politico, dunque, chi non era in condizioni di libertà non era ovviamente dotato di civitas romana, ma non avrebbe avuto nemmeno senso un’assenza della cittadinanza in presenza della pura e semplice libertas. Si trattava dunque di una coincidenza assoluta da cui prescindevano naturalmente sia coloro che si trovavano in condizione di servitù che i peregrini. Se confrontiamo questo modello con quello moderno, laddove la schiavitù, che era comunque di ius gentium, oggi fortunatamente non esiste più, allora osserviamo che la cittadinanza anche adesso non può prescindere da una piena adesione ai valori che la società considera fondanti e la sanzione massima, nel presente come ieri, rimane il carcere per i cittadini, ma pure l’espulsione per coloro che non lo sono. La legge, naturalmente, è l’espressione della volontà "laica" della comunità attraverso l’organo rappresentativo che è il Parlamento. Il Parlamento, attraverso la promulgazione delle leggi rafforza e stabilisce ciò che è possibile fare, separandolo da ciò che non è possibile, invece, il ius (diritto), permette di valutare ciò che è giusto da ciò che non lo è. Fatte queste premesse, è evidente che essere cittadini, oggi, significa aderire a ciò che la comunità, intesa nella sua sostanzialità tradizionale, considera bonum et aequum. Non farlo non consente di essere, a pieno titolo, parte della comunità. Dunque, questo spazio vuole essere un luogo dove confrontarsi sugli importanti temi della cittadinanza e della "buona politica" nel nome di quei principi fondamentali espressi nel nostro testo costituzionale che, pur rappresentando il prezioso risultato di un millenario e faticoso processo storico, troppo spesso rimangono belle parole inapplicate e soprattutto vengono considerate come semplici dettami burocratici anzichè la Carta di Identità della Repubblica italiana. Quei valori devono essere assimilati e fatti propri, devono "guidare" l'azione quotidiana di ogni italiano, in ogni settore, solo così ogni italiano sarà un vero civis e il passo in avanti segnato dalla Costituzione sarà veramente compiuto.
1 commenti:
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gipl@email.it
"Gioventù Italiana" Provincia di Latina
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